Cattolica (Rn), 6 novembre 2025 – Teatro della Regina
Che dire ? Oltre 600 ragazzi disposti ad ascoltare in silenzio una storia di droga paradossale.  Kristel, 19 anni appena compiuti, in una serata in discoteca assume una pasticca di ecstasy e muore. Amava lo sci, amava la vita, amava la montagna e la sua famiglia.
Kristel era un’atleta vera e sognava di arrivare in Coppa del Mondo.
Una storia lontana nel tempo (2008) eppure di un’attualità quasi sconcertante.  Non ho risposte. Non emetto neppure giudizi. Io mi limito a raccontare. Però una domanda ce l’ho.  
– Perché Kristel che era tutto tranne che una disagiata  ha assunto (spontaneamente) quella pasticca? 
È con questa domanda che ho salutato ragazzi e docenti.
Attendo risposte.

Luca Pagliari

Riflessioni della classe terza D dell’Istituto Comprensivo di San Giovanni in Marignano

Lo spettacolo visto giovedì 6 novembre al Teatro della Regina è stato intenso e toccante. Mi è piaciuto molto perché la storia è stata raccontata in modo chiaro e interessante. La storia di Kristel, una ragazza piena di vita, sportiva, con sogni e obiettivi chiari, ha colpito profondamente perché rompe l’idea secondo cui la droga riguarda solo chi vive situazioni di disagio. Era una giovane atleta, con grandi sogni e una famiglia che la sosteneva.

Forse Kristel ha preso quella pasticca per sentirsi parte di un gruppo, per curiosità, o semplicemente perché non immaginava che una sola scelta potesse avere conseguenze
irreversibili. È questo che ci deve far riflettere: spesso sottovalutiamo il peso delle nostre decisioni, pensando che “una sola volta” non cambi nulla. In realtà, ogni gesto può segnare il nostro futuro.

Sebastian, III D

Questa storia dovrebbe far capire a tutti – giovani, anziani, ricchi o poveri, famosi o non famosi – che non si deve mai per forza seguire il proprio gruppo di amici perché un singolo errore può cambiare la vita proprio com’è successo a Kristel, che era una promessa dello sport.

Secondo me questa ragazza non essendo una disagiata, arrivando da una famiglia per bene, con dei sogni e obiettivi ben mirati, ha assunto quella maledetta pasticca soltanto per non distinguersi dal gruppo. Questa storia mi ha commosso tanto perché una ragazza che non avrebbe mai assunto stupefacenti è andata a perdere la vita in un attimo, in un modo assolutamente inaccettabile.

Mi ha anche insegnato che non bisogna mai dire “tanto per una volta non succederà niente” perchè quella prima volta potrebbe avere anche delle gravi conseguenze, che potrebbero cambiare la nostra vita PER SEMPRE.

Riccardo, III D

Io da quello che ho ascoltato in teatro penso che Kristel sia sempre stata una ragazza felice, spensierata e con una famiglia amorevole.
Amava la vita e lo sci praticato a livello agonistico. Quella sera, se non avesse preso quella pasticca magari anche spinta dagli amici e dalla curiosità, pensando “per una volta”, oggi sarebbe ancora qui e forse avrebbe coronato il sogno di diventare qualcuno di importante nel mondo sciistico.
Inoltre da questa storia ho capito che bisogna cercare di circondarsi il più possibile da amici sinceri e che ti vogliono bene.
Per quanto riguarda le droghe in generale penso che, anche se curiosi, non andrebbero mai provate: perché non si sa mai cosa ci sia dentro, non servono a niente se non che per sballarsi per qualche ora. Se va bene ti rendono dipendente, mentre se va male, come purtroppo è andata a Kristel, si può morire.
Mi dispiace oltre che per la sua famiglia, per il suo maestro di sci, che nell’intervista ha detto: “Io sarò per sempre un uomo a cui mancheranno quei 5 minuti, in cui avrei potuto spiegare a Kristel il brutto mondo delle droghe”; non sapendo che con “quei 5 minuti” dell’intervista probabilmente salverà altre vite. Grazie.

Camilla, III D

Lo spettacolo visto in data 6 novembre al Teatro della Regina è stato per me un vero pugno nello stomaco. La storia di Kristel, giovane atleta piena di sogni e vita, mi ha fatto riflettere su come delle piccole scelte possono cambiarti la vita.
Kristel non era una ragazza disagiata, come ha sottolineato Luca Pagliari. Era una ragazza come tante, con una famiglia, delle passioni, degli obiettivi. Eppure, in una sera qualunque, ha preso una decisione che le è costata la vita.

La cosa che più mi colpisce della storia di Kristel è la rapidità con cui una vita piena di luce può spegnersi. Un solo gesto, forse fatto con leggerezza, ha cambiato tutto.

Leonardo, III D

Vorrei iniziare questa riflessione con un comportamento di Luca Pagliari, che mi ha particolarmente colpito: ovvero il rifiuto degli applausi. Poco dopo l’inizio dello spettacolo, quando un applauso si alza dalla sala, Pagliari lo ferma subito dicendo che l’unico applauso che si poteva fare era alla fine e che sarebbe stato un applauso per noi e non per lui.

Questo mi ha fatto capire quanto lui tenesse alla storia di Kristel, quanto fosse importante per lui quella storia nonostante non avesse legami affettivi o familiari con la ragazza, nonostante non l’avesse mai vista dal vivo o non ci avesse mai parlato di persona, mi ha fatto capire quanto sia importante per lui andare nei teatri a raccontare questa vicenda a dei ragazzini cercando di far loro capire che “basta una volta” a stravolgere la propria vita. Così come una volta bastò a Kristel per andare in coma e morire. E tutto per cosa? Per una pasticca presa in discoteca. Lui ci lascia con una domanda: “Perchè Kristel ha preso quella pasticca di sua spontanea volontà, nonostante amasse la sua vita, le sue montagne, il suo sport, lo sci; nonostante amasse la sua famiglia, il suo maestro e allenatore?”

Io a questa domanda non so proprio cosa rispondere, così come penso non sappia rispondere ogni altra persona che non sia Kristel, ma l’unica cosa che mi sembra giusta da fare è rispondere a questa domanda con un’altra domanda: “Se ci fossi stata io al posto di Kristel l’avrei presa quella pasticca?”. Subito, di getto, mi verrebbe da dire no, ma chi lo sa magari l’avrei presa anch’io, in mezzo alla confusione e alla musica alta, con il sapore dell’alcool ancora in bocca, con qualcuno che mi grida: “Dai, prova per una volta!”, sì magari l’avrei presa anche io, tanto, per una volta…
Ma quello su cui mi voglio soffermare sono tre parole, undici lettere: per una volta. Per un volta può andarti bene, per una volta puoi uscirne indenne, per una volta però puoi rimanere paralizzato e per una volta puoi anche morire; credo che io possa solo ringraziare perché ora, grazie a Luca Pagliari e alla storia di Kristel, penso che anche se in mezzo alla musica alta e alla confusione, anche se con l’alcool in bocca e con qualcuno che mi dice di provare, io non prenderò niente. Perché? Perché ora so che anche per una sola volta può andarti male… e non ne vale davvero la pena.

Arianna, III D

Perché? Perché Kristel ha preso quella pasticca? E’ difficile capire che cosa abbia spinto Kristel, che era felice e piena di sogni, a prendere quella pasticca. Forse voleva solo divertirsi, sentirsi parte del gruppo. Non pensava sicuramente di morire. A volte i ragazzi come me credono che “una volta sola” non faccia male, ma non è così. Kristel non voleva farsi del male, voleva solo vivere una serata diversa dal solito. La sua storia ci insegna che dobbiamo fare attenzione, pensare prima di fare certe scelte e volerci bene davvero. Amare la vita vuol dire proteggere la propria vita.

Giacomo, III D

Luca Pagliari è partito dalla storia di una bambina, Kristel, nata e cresciuta in montagna, che amava la vita, lo sport e il posto in cui viveva. A me ha impressionato molto quando Luca ha raccontato tutte queste cose perché molto spesso, quando si cresce, si tende a non amarle più, preferendo stare con gli amici o andare ad un concerto di qualche cantante o vedere dei film spaventosi o romantici. Mi ha anche impressionato molto la voglia di vivere di questa ragazza, la felicità in tutto quello che faceva e, soprattutto, come ci ha detto Luca, il fatto che non si faceva dire da nessuno quello che doveva fare o dire, che era molto caparbia e si impegnava al massimo senza mollare.

Era una promessa dello sci che praticava a livello agonistico e attirò l’attenzione di molti, soprattutto quando aveva appena dieci anni gareggiava contro i ragazzi di dodici, tredici anni e vinceva.
Insomma era una campionessa nello sport e nella vita, ma una sera, a diciannove anni, andò a mangiare la pizza e poi in discoteca, assunse dell’ecstasy e morì. E’ stata una cosa straziante sentire che una ragazza con un futuro davanti, che amava la vita, per una sola pasticca morì. Io penso che molte volte ,quando sei soprattutto in gruppo, è più facile cadere in queste trappole perché una volta che prova uno e non gli succede niente pensi: “Ma per una volta non mi farà male!” e così provi anche tu ed è la cosa più sbagliata che si possa pensare perché la reazione cambia da persona a persona. E’ una cosa stupida perché ci si può divertire anche senza drogarsi. Alla domanda: “Ha assunto (spontaneamente) quella pasticca?” Secondo me sì perché possono esistere mille motivi per esempio si è fatta trascinare dai suoi amici, magari si voleva divertire o per farsi vedere o perché voleva semplicemente provare, ma è comunque sbagliato perché per provare ci ha rimesso la vita.

Giulia, III D

Per me lo spettacolo teatrale “Kristel, il silenzio dopo la neve”, visto a Cattolica, è stato uno spettacolo veramente commovente e ha toccato tantissime corde del mio cuore come, per esempio, l’argomento dell’assunzione di droghe e l’adolescenza.
Penso che la storia di questa ragazza, raccontata da Luca Pagliari, sia arrivata nel profondo di tutte le persone che erano presenti a teatro e ho notato che alcune persone, le quali all’inizio “disturbavano”, alla fine dello spettacolo non parlavano, erano mute.

Questo mi ha fatto riflettere sull’importanza di questa storia, una storia VERA, che ha sciolto i cuori di tutte le persone presenti, anche quelle più indifferenti, facendole riflettere.
Mi ha colpito moltissimo questa tragica storia e ancora penso a quanto dolore abbiano provato i familiari, le amiche, ma soprattutto la madre, sapendo della sua morte.
Durante il racconto mi sono rimaste impresse alcune frasi, come:
– Ricordatevi, ragazzi, che per dire anche solo un “Ma sì dai, per una volta…” si può fare la fine della povera Kristel – (Luca Pagliari)
-Non dovete applaudire me, ma dovete applaudire voi stessi quando riuscirete a dire di no – (Luca Pagliari)
E infine, la frase detta da Kristel che mi è rimasta nel cuore, rivolta alla mamma:
– Mamma, io amo la vita -.

Per me, la risposta alla domanda di Luca Pagliari “Perché Kristel, che era tutto tranne che una disagiata, ha assunto (spontaneamente) quella pasticca?” è quella che Kristel è stata magari “influenzata” dalla curiosità che le avevano infuso i suoi amici. Per esempio potrebbe essere successo che alcuni amici o amiche di Kristel abbiano provato
a prendere l’ecstasy e le abbiano detto che non erano stati male per fargliela provare anche a lei.
O forse, per scherzo, gli amici le hanno messo una pasticca di ecstasy nel bicchiere e lei inconsapevole si è drogata.
Questa storia mi ha fatto rivivere ogni momento della vita di Kristel, dalla nascita, alla prima lezione di sci agonistico e infine i suoi diciotto anni, come se fossi io quella povera ragazza.

Sara, III D

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